Maculato sì, maculato no?

foulard maculato

Ricordo che, da ragazzina, quando vedevo una donna che indossava una qualsiasi cosa che ricordasse la pelliccia di un animale, immediatamente scattava in me quella molla che la catapultava nel girone delle “too much e molto over”, cioè quello delle donne un po’ eccessive che ad ogni candelina aggiungevano un accessorio al proprio outfit. Poi, intorno ai 35 anni, per un compleanno, un foulard maculato D&G uscì fuori da un pacchetto, maculato pure lui. Ringraziai la zia Pinuccia per il regalo, con sorpresa mista a orrore perché quel foulard mi piaceva e anche tanto! Quelle macchie nere e marroni insinuavano ben altri dubbi però… stavo forse cambiando? Mi stavo trasformando nella panterona sulla via del tramonto che io e le mie amiche prendevamo in giro? Il fatto era che quel foulard mi piaceva da matti!!! Chissà cosa avrebbero detto quelle pettegole delle mie amiche! Non è che con l’età si viene attratti dal ruggito dell’animalier? Aiuto!!! E fino a che punto, allora!?! Però a pensarci bene, sul maglioncino color crema, quel foulard era perfetto. Perché era l’accessorio giusto, un po’ aggressivo, che dava grinta a quel capo così scialbo. Lo rendeva…. vivo! E così è arrivata la formula salva critiche e crisi esistenziale. Il maculato fà bene, se utilizzato secondo le indicazioni del buon gusto, cioè con parsimonia, e da solo, senza aggiunta di eventuali orpelli, tra cui paillettes, piume e luccichii vari che offendono la vista. Ben venga quindi l’outfit molto basic nei colori, nero e tortora nella stessa tonalità dell’accessorio maculato, sia una scarpa, una cintura, una borsa, un paio di occhiali. Con un paio di jeans neri o con una gonna di fattura semplice e lineare, un girocollo color tortora, una scarpa bassa o con un po’ di tacco… anche il maculato acquista stile ed eleganza.

Volete sapere come è andata a finire la mia attrazione fatale? Un giorno, passeggiando per le vie di Rimini, mi innamorai letteralmente di un paio di sandali maculati, molto flat, con gioiello sull’alluce. Indescrivibili, sposati su due piedi, sfruttati fino all’usura, con abitini a trapezio color tortora o nero.

Qualche anno più tardi un’amica mi regalò una clutch, “maculattissima” pure lei… e stupenda… e lì ho capito che la vittima non ero solo io, ma giorno dopo giorno, anche le mie care pettegole stavano cedendo al richiamo della foresta.

Qualche giorni fa, ero a Cesena, a trovare mia mamma in ospedale. Ne approfittai per fare un giro in centro e svagarmi un po’, tra una vetrina e l’altra. Rimasi folgorata da un cappottino di taglio maschile, semplice, ma che ruggiva davvero a fauci spalancate. La mia sensazione era indescrivibile. Il prezzo, fortunatamente, molto descrivibile, con tutti quegli zeri che non finivano mai. Era davvero tutto “too much”… Chissà però… nei saldi… da indossare con un paio di jeans e di tennis. Aiuto!? Sto forse degenerando???

Nel frattempo, voi, se notate un principio di sindrome da animalier, non spaventatevi, accettate l’idea e usate la moderazione! Purché sia animalier stampato e non vero!

 

Groar a a tutte e buon weekend!

 

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