La mia storia

…”E’ importante colorare la propria routine con un outfit particolare, scovare l’abito o l’accessorio che riesce ad interpretare le sensazioni della giornata. E’ un gesto che deve rinnovarsi ogni giorno, nonostante i mille impegni quotidiani, soprattutto ora che siamo diventate più grandi.”

Alla fermata dei buoni propositi arrivo anch’io, a 50 anni suonati, quando l’ennesimo intervento chirurgico mi costringe ad allentare un po’ il ritmo per riflettere sulla mia vita e mi ricorda ciò che sapevo già, ma che non sentivo sulla pelle. “Devi volerti bene! Fare qualcosa che ti piace!” “Ok, va bene, ma qual è la cosa che più mi piace? I gioielli? No, no, ho smesso di farli, cioè li faccio, ogni tanto, però ….”

C’è sempre quel “però” che non mi convince e che mi costringe a rovistare tra i pensieri. Ogni giorno, l’agenda scandisce un ritmo frenetico, alla sera riesci a tuffarti sul divano e a segnare l’atteso touchdown per aver portato a termine anche quella partita, uguale a quella del giorno prima. Ti rilassi e schiatti immediatamente davanti alla tv e questa è la tua vittoria, non c’è eroe che riesca a tenere la tua palpebra alzata. Sei talmente stanca che ogni passione guarda bene dal dirti “Ci sono anch’io!” Ma lei, da qualche parte, pazientemente aspetta.

Quel giorno, “però”, arrivò. Niente di sconvolgente, semplicemente mi svegliai pensando di poter fare qualcosa che mi piacesse davvero. Mi sentivo felice, un po’ smarrita, cosciente delle difficoltà, confusa e beata. Sapevo che sarei riuscita a trovare il tempo. Avevo capito che quando fai qualcosa che ti piace l’entusiasmo prende il sopravvento e cancella la stanchezza. E che in famiglia, tutti godono, di riflesso, della tua serenità. Vedevo come tutto poteva girare intorno a una passione, contribuire alla sua realizzazione. Le fatiche, le arrabbiature, lo studio, la mia Laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne, gli anni passati a contatto con la gente all’ufficio informazioni, la mia attuale occupazione nel settore della comunicazione turistica. Presa da questo impeto mi iscrissi a un corso online di consulenza di immagine. L’anno successivo la cosa si fece più seria e nella pausa dal lavoro dovuta all’ultimo intervento chirurgico riuscii a conseguire il diploma in consulenza di immagine presso il Blackford Centre di Londra. Ma non potevo fermarmi lì, questa nuova esperienza non mi bastava, c’era sempre un “però” che continuava ad arrovellarmi. E che in quel momento diventava, con un pizzico di audace presunzione, il desiderio di comunicare agli altri la mia passione per la moda. Ma non solo. Mi sentivo come un frullatore, dove ogni tanto aggiungi dei nuovi ingredienti non previsti dalla ricetta iniziale, dei nuovi pensieri da mescolare insieme, il futuro dei miei figli, il pianeta che ci ospita, e anche quella nuova malattia, arrivata come un fulmine a ciel sereno, a sconvolgere la nostra vita. Che confusione! Per fortuna, la mia passione stava prendendo forma, diventava qualcosa di prezioso e irrinunciabile. Occupava la mia mente quando la chemioterapia si prendeva il lusso di decidere sul mio fisico, mi regalava distrazioni piacevoli facendomi superare quell’anno con il sorriso. Mi stava salvando la vita. E io la seguivo, nei suoi ultimi picchi di fantasia, sperimentando nuovi argomenti, tra cui anche quello della moda sostenibile, quando mi iscrissi al corso organizzato dal London College of Fashion e da Kering.

Nel frattempo ho reclutato un po’ di cavie, tra amicizie e famiglia, le quali pazientemente si sono prestate ad ascoltare i miei suggerimenti nel settore della moda e dell’immagine. Io ho iniziato a divertirmi e a pensare che questa propensione a dare consigli potesse davvero prendere una strada un po’ più impegnativa e diventare

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